Avevamo intitolato la precedente pagina del nostro Sito “Intanto abbiamo un candidato…” riferendoci alle parole del Rettore Fabiani all’intervista concessa a Lorenzo Biondi, caporedattore della rubrica Campus, uscita in parallelo a quella del Preside Abrusci.
Non ci sbagliavamo. Il 30 gennaio scorso il nostro Rettore ha rilasciato un’altra intervista pubblicata sulla cronaca romana del quotidiano “La Repubblica”, con la quale, di fatto, ha aperto la sua campagna elettorale.
Riteniamo utile che sia il Preside Abrusci a riprendere questa intervista per continuare quella sorta di “faccia a faccia” con il Rettore Fabiani iniziata sul giornale studentesco.
I Promotori
L’intervista del Rettore richiede molte precisazioni e ci obbliga a formulare delle domande e delle richieste di chiarimento.
1. “Due milioni di euro per nuovi ricercatori”.
Lo stile è quello dei grandi annunci, degli annunci che colpiscono e fanno dire “bravi!” anche quando si stanno facendo cose normali. Ma analizziamo il caso concreto: “due milioni di euro per nuovi ricercatori” equivalgono a 40 posti di ricercatore stanziati nel bilancio 2008, dei quali 23 sono quelli previsti per la nostra Università da un decreto del MiUR (novembre 2007) per incentivare il reclutamento dei ricercatori. L’Ateneo ne aggiunge 17. Dei 40 posti previsti in bilancio, ora ne vengono assegnati e banditi 24 (uno in più di quanto è necessario in base alle disposizioni ministeriali). Con queste precisazioni, la notizia si sgonfia: è un buon atto, si poteva fare anche di più, non è qualcosa che va sbandierato a titoli cubitali su un giornale (lo avrebbero potuto fare tutti i Rettori).
Colpisce inoltre lo stile di annunciare notizie a un giornale (a volte esagerando, o omettendo alcuni dettagli), senza che esse siano date prima di tutto ai docenti e al personale dell’ateneo che non sono tenuti a leggere quel giornale.
Ancora, la notizia non è poi così edificante. I 23 posti sono stati distribuiti “a pioggia” - 3 posti per ciascuna delle Facoltà (e quindi si è dovuto aggiungere 1 posto in più per arrivare a un multiplo di 8) - e non sulla base di criteri e di valutazioni: si aveva fretta, non c’era il tempo di fare i criteri subito. Eppure, è da novembre che il decreto ministeriale fissava in 23 i posti che l’Ateneo di Roma Tre doveva bandire: qualcuno aveva invano sollecitato il Rettore a proporre qualcosa durante il mese di dicembre.
Nella seduta del Senato del 22 gennaio, inoltre, è stato deciso che i 16 posti residui saranno distribuiti secondo criteri rigorosi, da individuare subito (e le commissioni del Senato si sono messe al lavoro). Ma si tratta di appena 16 posti su 40, meno della metà dei posti disponibili. Speriamo comunque che i criteri per la distribuzione dei 16 posti siano approvati subito, nel Senato, prima della campagna elettorale per l’elezione del Rettore; e che siano rigorosi almeno come quelli che hanno condotto alla distribuzione dei posti alle Università da parte del Ministero.
Infine, una piccola ma non insignificante precisazione: i posti di ricercatore sono assegnati con concorsi pubblici aperti a tutti e non solo ai nostri “precari”.
2. “Il numero delle borse di dottorato cresce del 50%”
Anche a proposito dell’aumento “del 50%” del numero delle borse di dottorato, nessuna delibera è stata assunta in Senato Accademico che finora ha solo approvato un maggiore stanziamento nel bilancio che permette un aumento del numero delle borse. Non si può non essere contenti di questo notevole aumento del numero delle borse di dottorato di ricerca. Certo, desta meraviglia che fino all’anno scorso non si è avuta la possibilità di aumentare nemmeno di qualche unità il numero delle borse dell’Ateneo, che faticosamente negli ultimi anni era salito da circa 50 a poco più di 60 per ciascun anno di corso, e ora … i posti crescono del 50% ! Intanto, cosa cresce del 50% ? il numero delle borse che saranno rese disponibili dall’Ateneo nel 2008 (cioè si passerebbe da poco più di 60 a quasi 100 borse) ? E l’aumento del numero delle borse è confermato anche per gli anni successivi, o vale solo per il 2008? E quali sono le condizioni perché un aumento così forte nel numero delle borse sia accompagnato alla crescita della qualità della formazione alla ricerca e alla promozione e allo sviluppo dei nostri migliori corsi di dottorato? Sono tutte domande che avremmo voluto fare appena questo tema fosse stato posto all’ordine del giorno del Senato Accademico. Le facciamo qui, pubblicamente, poiché il tema è stato annunciato come già deciso nell’intervista del Rettore. Lo facciamo chiedendo anche in questo caso che il Senato deliberi in proposito prima di marzo, prima della campagna elettorale per l’elezione del Rettore e prima dell’avvio delle domande per l’attivazione del dottorato nell’anno accademico 2008-2009.
3. Fondi per i professori visitatori
È da tempo che si parla di fondi per “visiting professor” stranieri. C’era un fondo assegnato al Rettore per questo fine, ma non si sa né se sia stato utilizzato né come sia stato utilizzato. La Commissione Ricerca 1, da me coordinata fino allo scorso settembre, aveva proposto di utilizzare un fondo residuo di circa 100000 euro per alcuni soggiorni lunghi di docenti stranieri presso i corsi di dottorato di ricerca, individuando una procedura per la selezione delle proposte: la delibera era anche stata approvata dal Senato un anno fa circa (dopo tanti rinvii), ma non è stata ancora applicata. Ora si comunica – attraverso la stampa – che ci sono 500000 euro a disposizione, e si danno alcune linee per l’utilizzo. Ebbene, anche queste linee devono essere discusse e approvate in Senato, opportunamente istruite dalle competenti commissioni, prima della campagna elettorale, in modo che siano applicabili subito, con l’anno accademico 2008-2009, chiunque sia il prossimo Rettore.
4. Un nuovo piano edilizio
In Senato Accademico le linee di questo piano edilizio sono state discusse nello scorso autunno tra le “comunicazioni”. Invece si tratta – e lo mostra bene l’intervista del Rettore – di un piano importante. Come ha osservato in Senato il prof. Giorgio Piccinato, ci sarebbero molte cose da dire sulla intera politica edilizia romana nella quale si inserisce il piano edilizio che riguarda la nostra Università. Ci sono osservazioni da fare sulle priorità individuate: non era meglio un dibattito aperto in Senato per fissarle? O, meglio ancora, un dibattito aperto a tutto l’Ateneo? Altrimenti, a cosa servono gli organi collegiali? E poi: questo piano edilizio è stato approvato in Consiglio di Amministrazione? Se sì, perché non è stata data comunicazione a tutto l’Ateneo con il testo della delibera? Se no, perché si parla di piano edilizio dell’Ateneo? Ponendo questi quesiti, vogliamo comunque confermare che comunque, per una esigenza di continuità, devono essere assolutamente mantenuti tutti gli impegni assunti all’interno dell’Ateneo e verso l’esterno dell’Ateneo.
5. La “Scuola Superiore con valenza internazionale”
Fra le strutture da collocare nell’area da edificare secondo il piano edilizio, c’è la Scuola Superiore “con valenza internazionale”, la “maggiore aspirazione dell’Ateneo” come la definisce il Rettore. Ebbene, all’inizio del suo terzo mandato, pubblicamente, il Rettore parlò della possibilità della creazione di questa Scuola, indubbiamente una sfida per il nostro Ateneo, dando anche una delega con questo esclusivo tema e assicurando che il progetto di una tale Scuola sarebbe stato adeguatamente discusso in Senato Accademico. La discussione non è mai avvenuta, per quasi quattro anni. Ora la Scuola diventa qualcosa da collocare nel nuovo piano edilizio. Dunque, il progetto Scuola, lungi dall’essere stato abbandonato (come sembrava di capire dal silenzio di questi anni), è andato avanti e per la Scuola si prepara la struttura edilizia. Non è forse il caso che si discuta subito in Senato Accademico della natura di questa Scuola? Perché il progetto di Scuola non viene portato a conoscenza di tutti, e in primo luogo dell’organo che ha la responsabilità centrale nell’Ateneo, ossia il Senato? Noi chiediamo che sia presentato e discusso il piano – che ci deve essere – prima della campagna elettorale. D’altra parte ogni delega deve concludersi con la fine del mandato del Rettore, e la delega per la Scuola Superiore non può fare eccezione.
6. Le relazioni con la Scuola Normale Superiore di Lione
Il Rettore parla nell’intervista anche delle relazioni tra il nostro Ateneo e la Scuola Normale Superiore di Lione. Su questo tema – con la solita procedura di porlo in discussione all’ultimo momento senza documentazione preventiva – è stato interpellato il Senato, che ha delegato il Rettore a emanare un regolamento per lo scambio di docenti tra il nostro Ateneo e quella importante istituzione. Il regolamento è stato subito emanato e messo in applicazione, con alcune lacune stranezze (ad esempio, prevede che possa avanzare domanda di partecipazione anche chi è membro di questa commissione), sulle quale per buon senso e per salvaguardare l’immagine dell’Ateneo abbiamo taciuto. Ma, ora che questa collaborazione viene indicata come centrale per l’Ateneo, corre l’obbligo di chiedere che in Senato venga rivisto e migliorato il regolamento, e venga fatta una relazione sulle domande pervenute e sulla selezione compiuta.
V. Michele Abrusci