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Una Lettera aperta al Senato senza risposta
Il 16 settembre 2008 ho inviato una lettera aperta al Senato Accademico di Roma3, nella quale commentavo la definizione dei criteri per la ripartizione di posti di ricercatore, deliberata nella riunione del SA di giugno. Ho scritto la lettera per due motivi: 1. per il bisogno di puntualizzare una valutazione che non avevo potuto esprimere compiutamente in Senato; 2. perché la vicina scadenza del mio mandato di senatore mi ha indotto a lasciare una traccia del mio dissenso e uno stimolo alla discussione.
La traccia del dissenso: non so se è rimasta e non so che fine abbia fatto la mia lettera. Lo stimolo alla discussione, è certo, non c’è stato. Nessuna risposta, né privata né pubblica, mi è stata data e nessuna discussione si è avviata.
Ho deciso oggi di pubblicare sul sito, aperto proprio per discutere e confrontarsi, la lettera inviata al Senato Accademico due mesi fa. Ci sono reazioni? E vogliamo parlare, anche in questo sito, seriamente e liberamente, di valutazione?
Paola Potestio Roma, 1° dicembre 2008
Lettera aperta ai membri del Senato
Nella seduta del 16 giugno scorso il Senato Accademico ha approvato alcuni indicatori di Premialità e di Riequilibrio per la ripartizione di un consistente numero di posti di ricercatori tra le Facoltà.
La discussione del Senato sul punto è stata minima. Come in altre occasioni, la mia richiesta di avere la parola non è stata captata dal presidente della riunione (il rettore Fabiani). Ho dunque potuto fare soltanto una dichiarazione di voto, e il verbale della riunione esplicita il mio personale voto contrario.
La rilevanza della questione mi induce a sottoporre al Senato, e all’Ateneo, i motivi del mio voto.
Gli indicatori deliberati sono quattro. Considero i due primi indicatori (“Attrattività” e “Produttività”) assolutamente inaccettabili.
L’indicatore “Attrattività” registra i valori medi pro capite di ciascun Dipartimento nel triennio 2004-06 delle “Entrate complessive per ricerca” e delle “Entrate per progetti di ricerca finanziati dal MIUR e da UE”, valori medi sulla _base_ dei quali vengono poi calcolati gli indicatori percentuali di attrattività per ciascuna facoltà.
Dovrebbe essere del tutto evidente che la dimensione di entrate finalizzate alla ricerca è correlata alle caratteristiche dell’area di ricerca. Il semplicissimo calcolo proposto per l’indicatore attrattività inserisce una distorsione a favore di aree la cui attività di ricerca necessita in generale di maggiori risorse. I risultati di questo calcolo non esprimono di per sé alcun significativo indicatore di attrattività.
Una critica ancora più forte deve esser mossa all’indicatore “Produttività” o “Produzione scientifica per docente”. L’indicatore registra il numero medio di prodotti pro capite di ciascun Dipartimento nel triennio 2004-06. Il numero viene poi moltiplicato “per un fattore correttivo di ‘attività’ calcolato come rapporto tra il numero di docenti attivi – cioè autori di almeno un prodotto – e il numero di docenti afferenti al Dipartimento”. Sulla _base_ dei valori ottenuti vengono poi calcolati gli indicatori percentuali di produttività per ciascuna facoltà.
L’indicatore produttività è una registrazione banalmente quantitativa di prodotti. Il valore scientifico dei prodotti e l’impegno richiesto sono irrilevanti: la pubblicazione in una prestigiosa rivista internazionale e gli atti di un convegno mai giunti a vera pubblicazione hanno lo stesso peso, così come lo stesso peso hanno una nota in una rivista sconosciuta ai più e un libro pubblicato da un editore internazionale.
Affidare la ripartizione di posti a un tale criterio - dispiace dirlo - è un insulto al merito, alla concorrenza e a qualunque serio concetto di premialità. Il fatto poi che i prodotti calcolati rientrino nelle tipologie di prodotto approvate dal CIVR non giustifica nulla. La griglia del CIVR era estremamente ampia, ma questo non può certo esser considerato un problema o un demerito dell’operato CIVR, per il semplice motivo che le valutazioni effettuate dal CIVR sono state valutazioni di merito, non calcoli aritmetici.
Le distorsioni insite nel criterio sono state ben presenti alla Commissione Ricerca, la quale ha proposto l’attribuzione agli indicatori “Attrattività” e “Produttività” di un peso minore rispetto ai due altri indicatori proposti (“Formazione e avviamento alla ricerca” e “Qualità”). Il peso minore (0.5) non può comunque giustificare l’uso di nessuno dei due indicatori. Lo impone la loro inconsistenza logica, prima ancora che gli effetti delle distorsioni che essi inseriscono.
La distribuzione di fondi tra le facoltà sulla _base_ di criteri espliciti e di un sistema di indicatori è una innovazione molto importante. Farla in questo modo, significa privarla di ogni importanza e di indirizzare assai male lo sviluppo dell’ateneo.
Maria Paola Potestio
Roma, 16 settembre 2008
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